La resilienza del bosco

Le foreste sono molto più di un semplice insieme di alberi. Sono ecosistemi complessi, archivi di storia naturale e, soprattutto, modelli di straordinaria resilienza. In questo intervento, il Dott. Giorgio Vacchiano, ricercatore in gestione e pianificazione forestale presso l’Università Statale di Milano, ci guida attraverso le ingegnose strategie che le comunità di alberi adottano per fronteggiare un mondo in rapido cambiamento, offrendoci preziose lezioni per affrontare la crisi climatica, una sfida che accomuna il nostro destino a quello dei boschi.

Questo articolo fa parte della serie Conversazioni sulla transizione ecologica.

Le cicatrici del cambiamento: tempeste, incendi e parassiti

Le nostre foreste portano sempre più spesso i segni di un clima che cambia. L’esempio più drammatico è la tempesta Vaia che, nell’ottobre 2018, ha devastato migliaia di ettari di bosco nel Nord-Est italiano. L’immagine seguente è una testimonianza eloquente della sua forza distruttiva, un evento che ha messo in ginocchio intere vallate ma che ha anche innescato importanti processi di riflessione sulla gestione forestale.

Tempesta Vaia: dati ufficiali delle Regioni (Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia) su superficie danneggiata, volume di legname abbattuto, velocità massima del vento e territori coinvolti.
Devastazione della foresta causata dalla tempesta Vaia.
Alberi spezzati e sradicati dopo il passaggio della tempesta Vaia.

Ma la minaccia non arriva solo dal vento. La crescente vulnerabilità climatica si manifesta con siccità prolungate che aumentano il rischio di incendi, lasciando dietro di sé paesaggi spettrali ma dove, con il tempo, la vita tenacemente ricomincia a germogliare.

Foresta di alberi morti dopo un grande incendio.
I resti di una foresta dopo un incendio, esempio di vulnerabilità climatica.

Questi grandi disturbi creano le condizioni ideali per attacchi parassitari, come quello del bostrico tipografo (Ips typographus). Questo piccolo insetto scava intricate gallerie sotto la corteccia degli abeti indeboliti, accelerandone la morte e mostrando come un singolo evento catastrofico possa innescare complesse reazioni a catena nell’ecosistema.

Gallerie scavate dal bostrico sotto la corteccia di un albero.
Le intricate gallerie del bostrico, una minaccia per le foreste indebolite.

Un ecosistema al nostro servizio: i doni nascosti del bosco

Mappa sintetica dei principali servizi ecosistemici forestali (protezione, idrologia, carbonio, biodiversità, qualità dell’aria, servizi culturali). Fonti: ISPRA – Servizi ecosistemici; documenti regionali e MASE sulla funzione protettiva e idrologica.

Nonostante la loro vulnerabilità, le foreste continuano a fornirci servizi ecosistemici indispensabili. La loro più nota funzione protettiva è visibile in modo straordinario nell’immagine di un masso gigante, fermato nel suo percorso da un albero. Questa non è un’eccezione, ma la regola: i boschi ci difendono ogni giorno dal dissesto idrogeologico.

Grande masso fermato da un albero sul fianco di una montagna.
La potente funzione protettiva della foresta contro la caduta massi.

Inoltre, regolano il ciclo dell’acqua, garantendo risorse idriche pulite, e modellano il paesaggio, offrendo un valore inestimabile per la nostra cultura e il nostro benessere.

Cascata in una montagna boscosa.
Le foreste sono cruciali per la regolazione del ciclo dell’acqua.

La risposta: gestione, biodiversità e rinascita

La resilienza non è solo la capacità di resistere, ma anche quella di adattarsi e rinascere. In questo, la pianificazione forestale gioca un ruolo cruciale. Un albero marcato non è un segno di distruzione, ma il simbolo di un intervento umano consapevole, che mira a guidare lo sviluppo del bosco, favorendone la stabilità e la rinnovazione.

Albero marcato con numeri per la pianificazione forestale.
La marcatura degli alberi è uno strumento della gestione forestale.

La chiave della resilienza risiede nella biodiversità. Un bosco misto, ricco di specie diverse come quello nella foto, è più resistente a malattie e disturbi rispetto a una monocoltura. Anche elementi apparentemente senza vita, come il legno morto, sono in realtà scrigni di biodiversità, essenziali per la salute dell’ecosistema.

Il legno morto come motore della biodiversità e della rigenerazione: habitat, decomposizione e rilascio di nutrienti che sostengono la rinnovazione naturale. Fonti: SISEF (materiali divulgativi/tecnici) e linee guida regionali su gestione forestale e biodiversità (Rete Natura 2000).
Tronco di legno morto in una foresta rigogliosa.
Il legno morto è un elemento fondamentale per la biodiversità del bosco.

E dove c’è vita, c’è speranza. L’immagine della rinnovazione, un fitto tappeto di giovani alberelli che crescono sotto la protezione dei giganti più anziani, è la promessa di un bosco futuro, il simbolo più potente della capacità di autoguarigione della natura.

Giovani alberi che crescono fitti sul suolo della foresta.
La rinnovazione naturale: il futuro della foresta che cresce.

L’impronta umana: un’eredità da gestire

Infine, non dobbiamo dimenticare che i nostri boschi portano l’impronta umana di secoli di storia. Molte foreste, come quella ritratta di seguito, devono la loro attuale struttura a pratiche antiche come il ceduo, un taglio periodico per la produzione di legna da ardere. Riconoscere questa eredità è fondamentale per capire e gestire il paesaggio forestale di oggi.

Bosco ceduo, risultato di una storica gestione umana.
La struttura di un bosco ceduo, una chiara impronta umana.

In conclusione, come ci insegna il dott. Vacchiano, membro della Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF), prendersi cura delle foreste significa prendersi cura di noi stessi. Ascoltare le lezioni che ci arrivano dal mondo vegetale è il primo passo per costruire un futuro più sostenibile e resiliente per tutti.

*Tutte le fotografie inserite in questo articolo appartengono al dott. Giorgio Vacchiano.

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