Piana degli Scrisi: la transizione ecologica non può sacrificare il suolo agricolo

La transizione energetica rappresenta una delle sfide più importanti del nostro tempo. Tuttavia, la necessità di aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili non può tradursi nella perdita irreversibile di suoli agricoli fertili e produttivi.

È questo il tema al centro della mobilitazione che interessa la Piana degli Scrisi, nel territorio di Vibo Valentia, dove è previsto un impianto fotovoltaico di circa 73 ettari, con un investimento di circa 45 milioni di euro. Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni agricole, il progetto potrebbe coinvolgere 213 proprietari agricoli, con il rischio di espropri e della trasformazione definitiva di un’area oggi destinata alla produzione alimentare.

Una scelta che divide

La questione non riguarda l’opposizione alle energie rinnovabili, ma il modello con cui vengono realizzate.

Sempre più spesso associazioni ambientaliste, agricoltori, urbanisti e studiosi sostengono che la produzione di energia pulita debba privilegiare superfici già impermeabilizzate o compromesse: tetti di edifici pubblici e privati, aree industriali dismesse, parcheggi, capannoni, cave esaurite e altre superfici artificializzate.

Consumare nuovo suolo agricolo per installare grandi impianti industriali rischia infatti di entrare in conflitto con altri obiettivi fondamentali della sostenibilità: la tutela della biodiversità, la sicurezza alimentare, la qualità del paesaggio, la conservazione delle risorse idriche e la resilienza climatica.

Il valore del suolo

Il suolo fertile è una risorsa non rinnovabile. Per formare pochi centimetri di terreno agricolo possono essere necessari centinaia o migliaia di anni.

Una volta coperto da infrastrutture permanenti, perde gran parte delle proprie funzioni ecologiche: produzione agricola, assorbimento delle acque piovane, stoccaggio del carbonio, habitat per numerose specie vegetali e animali.

In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dalla crescente instabilità dei mercati agricoli e dalla necessità di garantire la sovranità alimentare, la tutela dei terreni più fertili assume un valore strategico.

Una transizione ecologica coerente

L’esperienza della Piana degli Scrisi richiama un principio ormai condiviso da numerosi documenti europei e nazionali: la transizione energetica deve essere accompagnata da una pianificazione territoriale attenta, capace di evitare conflitti tra produzione di energia, agricoltura e tutela del paesaggio.

Le energie rinnovabili rappresentano uno strumento indispensabile nella lotta ai cambiamenti climatici, ma la loro diffusione deve avvenire privilegiando soluzioni che limitino il consumo di nuovo suolo e favoriscano l’integrazione con il territorio.

Un dibattito che riguarda tutta l’Italia

Il caso della Piana degli Scrisi non è isolato. In molte regioni italiane sono in corso confronti analoghi sull’equilibrio tra sviluppo delle rinnovabili, difesa del paesaggio e salvaguardia delle produzioni agricole.

La vera sfida consiste nel coniugare due esigenze ugualmente imprescindibili: accelerare la decarbonizzazione del sistema energetico e, nello stesso tempo, preservare il patrimonio naturale e agricolo del Paese.

Una transizione realmente sostenibile è quella che riesce a far convivere ambiente, energia, agricoltura e comunità locali, senza contrapporli ma costruendo soluzioni condivise e lungimiranti.

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